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Il sindaco vuole una città senza qualità e tutto il suo operato lo conferma continuamente. L’ennesima riprova è costituita dalla recente approvazione in variante (senza alcuna congrua motivazione come prevede la legge) della lottizzazione del Lido delle Palme, ignorando persino le Norme di Salvaguardia che non lo consentirebbero (giacchè è in itinere la Variante generale al PRG).
Il Piano di lottizzazione approvato, di cui tanto si vanta il sindaco, è solo una sconfitta per la città. Intanto va chiarito che lì si poteva edificare già dal ’98 grazie al PRG del ’94: era prevista una crescita molto più attenta alla qualità urbana con edilizia residenziale, commerciale, turistico-alberghiera, con impianti sportivi e con spazi pubblici significativi per qualità e quantità.
Poi va ricordato che ancora una volta trionfa, con questo incoerente esponente del centro-sinistra, un’urbanistica che penalizza fortemente gli interessi generali e favorisce, supinamente, quelli privati, ben oltre i limiti di quello che sarebbe equo e sostenibile.
Non a caso il presidente del consorzio dei proprietari del Lido delle Palme ha pubblicamente ringraziato il sindaco per aver mantenuto gli impegni presi in campagna elettorale. Non altrettanto potranno fare, però, i cittadini giuliesi, a causa della mancanza – in quella parte così importante della nostra città – di qualità urbana, che è la condizione indispensabile per la vivibilità cittadina.
Sui consigli comunali natalizi
La Giunta Mastromauro ha voluto imporre consigli comunale in periodi inopportuni: uno si è tenuto il 22 dicembre (tre giorni prima di Natale) e l’altro il 29 dicembre (due giorni prima di Capodanno) con all’ordine del giorno importanti punti riguardanti, tra l’altro, l’urbanistica e le società partecipate del Comune. Avevamo chiesto al Presidente del Consiglio Comunale Nello Di Giacinto se non trovasse più giusto, per rispetto dei consiglieri comunali (che devono adeguatamente prepararsi), dei cittadini (che vanno favoriti nella partecipazione alla vita pubblica) e, soprattutto, per rispetto in generale delle festività natalizie, spostare di 15 giorni le convocazioni, osservando una logica pausa. Egli aveva condiviso le argomentazioni addotte ma, non dimostrando alcuna reale autonomia, ha obbedito, come al solito, ai diktat del sindaco. La scelta imposta non ci è parsa casuale. E’ stata la riproposizione di un copione già noto: il tentativo, da una parte, di soffocare un maturo e consapevole confronto democratico e, dall’altra, di penalizzare informazione e partecipazione.
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